Lo lessi la prima volta da giovane, “Novecento”.
A venti anni di distanza, questo è un libro che cambia completamente di prospettiva. Mi par ora, d’averlo letto al tempo indossando quei robusti occhiali tipici della gioventù, presente? Quelli che non si spaccano nemmeno se ne combini una a giorno, quelli che osservandoci attraverso una lunghissima strada, o un’intera metropoli, non ci si vede la fatica del percorso ma solo la voglia di sapere cosa trovarci. Di stupirsi. Di sbagliare e cambiar rotta. Al tempo, “Novecento” non mi aveva convinta.

Se ne cambiano di occhiali nell’arco di una vita, si passa da quelli robusti a quelli confortevoli. Si passa dall’irrefrenabile voglia di correre in ogni punto del mondo, senza bagaglio, a quella di sentirsi al sicuro, nel proprio.

“Novecento” narra dell’immensità del mondo, del timore di viverci dentro come un granello di sabbia, dell’incertezza verso l’ignoto. Della sensazione che ogni tanto prende la gola, quella che ti fa pensare che ci sono troppe scelte da fare nell’arco di una vita, che ogni tanto ti scoraggia. E allora stai comodo nel tuo soggiorno, rimetti a posto i mobili, i libri, tutte le emozioni già note. Se va tutto bene.

Un monologo teatrale di poco più di sessanta pagine (trasposto in modo eccellente in “La Leggenda del pianista sull’oceano”, tra gli altri) scritto in modo straordinariamente Baricco, che non ti molla dal momento in cui la nave salpa sino a che non scendi con lui.

Descrizione: Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché.

L’autore: Alessandro Baricco nasce a Torino nel 1958, si laurea in Filosofia con una tesi in Estetica. L’amore per la musica e per la letteratura ispireranno sin dagli inizi la sua attività di saggista e narratore.

Citazioni:

“Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio”

Io sono una persona fortunata, lo dico da sempre.
“Sei una persona fortunata”, mi dico.
Me lo sono tatuata anche: “always grateful” gli ho detto di incidere con l’inchiostro, qui sul braccio, a quell’omino poco raccomandabile con pistola ad ago. Sono molto fortunata e ho avuto la fortuna di avere, come tante mamme, una bambina sana e bellissima (la mia è la più bella, ovviamente) che è anche in gamba ed educata e assolutamente obbediente e ordinata e che non passerà la fase dell’adolescenza disperata come ho fatto io.
Sono stata fortunata (anche) perché R. è potuta andare in una scuola nella quale i bambini sono molti e tutti mischiati assieme nella meravigliosa copertina di un National Geographic che deve ancora uscire. E così, io mi sono avvicinata alla realtà dei bimbi speciali. Dico io, e non R., perché per lei non c’è nemmeno da parlarne, di robe speciali, di cose diverse, che è ovvio, che siamo tutti diversi.
I compagni di R. arrivano da un sacco di paesi, alcuni hanno due mamme, altri due papà, chi un solo genitore, chi tre addirittura. Sono molto alti, oppure bassi, o robusti o scattanti. Alcuni ci vedono bene, altri nulla, c’è chi non ci sente proprio oppure chi cerca i grilli nel laboratorio, sotto ai piani dei banchi, assieme a chi parla con gli arcobaleni o fa piramidi di matematica. E ci sono anche i bambini con la Trisomia 21.
Sono fortunata perché ho potuto osservare in silenzio queste realtà, da fuori. In silenzio, appunto, da fuori, in modo quasi vile all’inizio, senza sapere come fare, perché se l’adulto medio esce dalla comfort zone dei comportamenti collaudati, persino coi bambini, è un casino. Diciamocelo.

“Non è te che aspettavo” è la storia autobiografica di un padre che invece la deve affrontare di petto, la nascita di una bimba con la Sindrome di Down, con la Trisomia 21. Della SUA bimba, che però ci mette tanto a diventare sua. Perché prima c’è la rabbia, c’è il rifiuto, c’è il dolore, ci sono i pianti infiniti e le mille domande senza risposta che vorresti non fossero tue. Perché, cazzo, devono essere tue.

Poi, con i tempi allungati come in un quadro di Dalì, arriva la rassegnazione, e l’accettazione, la ricerca e anche lo stupore. Arriva anche l’amore, che non aveva mai mollato, sin dall’inizio. Ma non arriva tutto assieme, non arriva ad abbracciarti. Arriva come flebile aiuto, una fragile guida verso una vita che non hai scelto e che sarà indiscutibilmente spessa da vivere perché è doppia, anche tripla, o quadrupla.
Una vita che io, umilmente, posso solo immaginare.

Ho pianto tantissimo leggendo questo graphic novel. Mi sono commossa ma mi sono anche arrabbiata e indignata (certo, si fa presto da fuori e in silenzio). “Non è te che aspettavo” è una testimonianza spiazzante, che destabilizza, è cruda e umana. Che consiglio semplicemente a chiunque, dai dodici anni in su, perché in poche pagine ci sono infiniti acquerelli di vita. E non per sentirsi più fortunati, no. Per stupirsi, ancora e ancora, di quanto sia imponente il legame tra un genitore e il suo bambino. Fabien Toulmé

Descrizione: Fabien Toulmé è diventato padre di una bambina Down. Dall’istante in cui l’ha saputo, ha lottato contro se stesso per accettare questo fatto, e quando sua figlia è nata si è dovuto reinventare per accettarla e accettarsi. E un giorno ha deciso di scrivere e disegnare questo libro, toccante e lieve, per spiegare la sua trasformazione, il suo percorso di accettazione. Fabien Toulmé è diventato fumettista, per amore di sua figlia. Per raccontare quell’amore.

L’autore: Fabien Toulmé è nato il 1 ° gennaio 1980 a Orléans1. Ad appena 8 anni, mostra interesse per il disegno. Nel 2001, dopo aver studiato ingegneria civile e urbanistica, è andato a lavorare in vari paesi: Brasile, Benin, poi Francia (Guyana e Guadalupa). Dal 2009 ha pubblicato i sui lavori come disegnatore sul web e ha iniziato una collaborazione con riviste come Lanfeust Mag, Spirou e Wakou2. Si unì a Thomas Cadene per il suo progetto, una soap opera online intitolata Les autres gens. Partecipa anche allo sviluppo di opere collettive come Vivre sous e Alimentation Générale. Nel 2012 al festival internazionale del fumetto di Angoulême, pubblica It’s not you I expected, un libro illustrato in cui racconta l’impatto sulla sua vita dei prossimi nel mondo di sua figlia Julia, portatrice di trisomia 21 non rilevata durante la gravidanza.

Questo libro trasmette il messaggio sin dalla copertina di questa edizione Feltrinelli: essenziale, chiara, sufficiente.
E nonostante l’autore stesso faccia desistere dal sottolineare, delegando alla memoria la conservazione dei ricordi importanti, io da brava monella ero pronta con la matita già alla terza pagina di lettura. “Solo bagaglio a mano” è un piccolo saggio che non dice nulla di nuovo, tutto sommato, e nemmeno niente di difficile da mettere in pratica, volendo. Ma evidenzia un concetto tanto banale quanto importante: non farsi schiacciare dal troppo. Dentro il cuore, attorno al corpo e soprattutto nella mente. Lasciare lo spazio, l’agilità per poter conservare i ricordi e le immagini importanti senza doverle cercare nel marasma di inutili tera di dati. Per poter virare facilmente, per accogliere nuove esperienze, per guardare ed andare sempre avanti invece che fermarsi a osservare ciò che è stato (o non è stato) e che non sarà più.
Una scrittura nitida e diretta come il messaggio da trasmettere attraverso la metafora di una vita intesa come un unico, soddisfacente, bagaglio a mano: ripulire, limitare e condensare per andare avanti leggeri, senza zavorre.

Descrizione: Non ingombrare, non essere ingombranti: è l’unica prospettiva che si possa contare fra quelle positive, efficaci, forse anche moralmente e politicamente buone. Gabriele Romagnoli ha avuto modo di pensarci in Corea, mentre era virtualmente morto, chiuso in una cassa di legno, per un bizzarro rito-esperimento. Nel silenzio claustrofobico di quella bara, con addosso solo una vestaglia senza tasche (perché, come si dice a Napoli, “l’ultimo vestito è senza tasche”), arrivano le storie, le riflessioni, i pensieri ossessivi che hanno a che fare con la moderazione. Il bagaglio a mano, per esempio. Un bagaglio che chiede l’indispensabile, e dunque, chiedendo di scegliere, mette in moto una critica del possibile. Un bagaglio che impone di selezionare un vestito multiuso, un accessorio funzionale, persino un colore non invadente. Il bagaglio del grande viaggiatore diventa metafora di un modello di esistenza che vede nel “perdere” una forma di ricchezza, che sollecita l’affrancamento dai bisogni, che non teme la privazione del “senza”. Anche di fronte alle più torve minacce del mondo, la leggerezza di sapersi slegato dalla dipendenza tutta occidentale della “pesantezza” del corpo, e da ciò che a essa si accompagna, diventa un’ipotesi di salvezza. Viaggiare leggeri. Essere leggeri. Vivere leggeri. Gabriele Romagnoli centra uno dei temi decisivi della società contemporanea e della sopravvivenza globale e scrive una delle sue opere più saporite, il racconto di una rinascita, di un risveglio.

L’autore: Gabriele Romagnoli è nato a Bologna il 10 settembre 1960 ed è un giornalista e scrittore italiano.

Risorse: Sito One Bag

Citazioni:

La vita è un fatto relativo, dipende dalle aspettative che può darti. Se nasci in un campo per profughi palestinesi i tuoi genitori non si aspettano che tu diventi un professionista di successo, né il vincitore di un talent show. Non potendo essere orgogliosi della tua vita, possono però esserlo della tua morte.

Una valigia grande si tende a riempirla con “quel che ci sta”. Nel bagaglio a mano entra “quel che si vuole”.

Nel viaggio, eliminare dal bagaglio la “vita di scorta” è un’operazione necessaria e sacrosanta. Non ci sono due vite e una morte: i conti si pareggiano.

Cinque stelline per questo libro piccino che racchiude speranza (per il messaggio iniziale ai giovani laureati, “siate gentili”), ma che soprattutto, ne “L’uomo col Megafono” punta i riflettori sulla povertà della narrazione mediatica a cui ogni giorno siamo bombardati,
invitando ogni fruitore ad approfondire dogmi scontati, a mettere in discussione notizie imprecise, a ricercare la verità dietro qualsiasi banalissimo dato passato come informazione. Un tema che mi sta molto a cuore, un tema che mi fa letteralmente impazzire quando noto superficialità nel condividere notizie non verificate, frasi estrapolate e manomesse.  Dovrebbe essere dovere di chi racconta i fatti quotidiani attraverso i media, riuscire a restare attendibile senza incitare alla rabbia o alla condanna di altri individui più o meno distanti da noi. Ma qualora colui che informa sia soggetto – o meramente spinto – a riportare notizie approssimative, volte allo scoop e al sensazionalismo, è allora che l’utente deve impegnarsi per riuscire a disgiungere il vero dalle banalità e dalla cattiveria, spingendo con il tempo i mass media a tornare ad essere più servizio pubblico e meno impresa.

“Ora va bene il profitto, la redditività. Ma se vanno a discapito di ogni altra considerazione, ci ritroveremo trasformati in eterni bambini, perché ci siamo negati l’uso delle nostre facoltà più elevate. A ogni dibattito dai toni funerei sulla posizione del feto all’interno del corpo della mamma assassinata […] diventeremo più ridicoli ed esagerati, e dunque più vulnerabili. Delegando la narrazione di massa a soggetti che mettono al primo posto il profitto, facciamo una concessione pericolosa.”

L’autore: George Saunders è nato negli Stati Uniti nel 2 dicembre del 1958 ed è uno scrittore e saggista statunitense.  Ha vinto il National Magazine Award nella categoria “narrativa” nel 1994, 1996, 2000 e 2004 ed ha ricevuto il secondo premio nel 1997 al O. Henry Awards.
La sua prima raccolta di racconti Il declino delle guerre civili americane, è stato finalista nel 1996 al PEN/Hemingway Award.
Nel 2006 è stato insignito dei prestigiosi premi MacArthur Fellowship e Guggenheim Fellowship. Sempre nel 2006 ha vinto il Premio World Fantasy per il suo racconto breve “CommComm”.
La sua raccolta di racconti Nel paese della persuasione è stata finalista allo Story Prize nel 2007.
Nel 2013, ha vinto il PEN/Malamud Award.
Nel 2017 il suo primo romanzo, Lincoln nel Bardo, è stato premiato con il Man Booker Prize.

Citazioni:

“La natura umana non è tale che, date certe condizioni, la stupidità finisce per prevalere, contagiando gli intelletti più brillanti, abbassando il livello di tutti?”

“Le rappresentazioni del mondo non sono mai il mondo vero e proprio. Abbassiamo il volume del Megafono e insistiamo affinché diffonda messaggi quanto più precisi, intelligenti e umani.”

Un breve romanzo malinconico, impeccabile nello stile e nella capacità evocativa di luoghi e profumi; il tempo di leggere poche pagine e si è subito immersi nei territori e nelle ingiustizie americane della California degli anni ’30.
Sogno, è il fil-rouge che tiene uniti i due protagonisti, Lennie e George, e tutti i personaggi, ognuno di loro ben caratterizzato, tutti importanti, nessuno superfluo. In questi paesaggi polverosi, i lavoratori passano i giorni alla mercé di padroni arroganti, raccontandosi la speranza di un futuro che pare non possa arrivare mai.
A pagare per primi, come sempre, i più deboli, i diversi, in un epilogo che lascia senza parole.

Il titolo originale “Of Mice and Men” è derivato da un verso di una poesia dello scrittore scozzese settecentesco Robert Burns, “To A Mouse, On Turning Her Up In Her Nest With The Plough” del 1785:

Wee, sleekit, cow’rin, tim’rous beastie,
O, what a panic’s in thy breastie!
Thou need na start awa sae hasty,
Wi’ bickering brattle!
I wad be laith to rin an’ chase thee,
Wi’ murd’ring pattle!

I’m truly sorry man’s dominion,
Has broken nature’s social union,
An’ justifies that ill opinion,
Which makes thee startle
At me, thy poor, earth-born companion,
An’ fellow-mortal!

I doubt na, whiles, but thou may thieve;
What then? poor beastie, thou maun live!
A daimen icker in a thrave
‘S a sma’ request;
I’ll get a blessin wi’ the lave,
An’ never miss’t!

Thy wee bit housie, too, in ruin!
It’s silly wa’s the win’s are strewin!
An’ naething, now, to big a new ane,
O’ foggage green!
An’ bleak December’s winds ensuin,
Baith snell an’ keen!

Thou saw the fields laid bare an’ waste,
An’ weary winter comin fast,
An’ cozie here, beneath the blast,
Thou thought to dwell-
Till crash! the cruel coulter past
Out thro’ thy cell.

That wee bit heap o’ leaves an’ stibble,
Has cost thee mony a weary nibble!
Now thou’s turn’d out, for a’ thy trouble,
But house or hald,
To thole the winter’s sleety dribble,
An’ cranreuch cauld!

But, Mousie, thou art no thy lane,
In proving foresight may be vain;
The best-laid schemes o’ mice an ‘men
Gang aft agley,
An’lea’e us nought but grief an’ pain,
For promis’d joy!

Still thou art blest, compar’d wi’ me
The present only toucheth thee:
But, Och! I backward cast my e’e.
On prospects drear!
An’ forward, tho’ I canna see,
I guess an’ fear!

Descrizione: Pensato per un pubblico che non sapeva né leggere né scrivere (i braccianti della California) questo capolavoro della letteratura internazionale, scritto nel 1937, è un breve romanzo scorrevole e ricco di dialoghi. Nelle intenzioni di Steinbeck avrebbe dovuto essere adattato, come difatti avvenne, per il teatro e per il cinema. I protagonisti sono due lavoratori stagionali di un ranch: George Milton e l’inseparabile Lennie Little, un gigante con il cuore e la mente di un bambino, che il destino e la malizia degli uomini sospingono verso una fine straziante. Il ritratto di un’America stretta dalla sua peggiore crisi economica nella drammatica rappresentazione di un maestro della letteratura.

L’autore: John Ernst Steinbeck, Jr. nacque a Salinas (California) il 27 febbraio 1902 e morì a New York il 20 dicembre del 1968. È stato uno scrittore statunitense tra i più noti del XX secolo, autore di numerosi romanzi, racconti e novelle. Nel 1962 gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura.

Sapevo che la Munro è molto amata, e premiata, per la sua capacità di indagare negli animi, non solo femminili, e con l’indiscussa dote di saper fare avanti e indietro nel tempo narrativo dei suoi racconti sorprendo il lettore e arricchendo la storia di passaggi tutt’altro che banali. Detto ciò, però, questi racconti non mi hanno entusiasmata. Li ho trovati a tratti vuoti, trascinati, fini a se stessi (senza sconvolgenti riflessioni da farci) e spesso noiosi ma soprattutto con personaggi poco caratterizzati che alla fine del libro sono tutti un pastrocchio. L’unico racconto che ho vissuto con un pochino di entusiasmo, forse perché una storia davvero poco comune, è stato Queeny. Tre stelline su cinque, via.

Descrizione: In questa raccolta la Munro conferma le sue qualità narrandoci una manciata di esistenze dove avvenimenti inattesi o particolari dimenticati modificano il corso delle cose. Una cameriera dai capelli rossi, nuova arrivata in una vecchia dimora, viene per caso coinvolta nello scherzo di una ragazzina. Una studentessa universitaria si reca per la prima volta in visita a un’anziana zia e, riconoscendo un mobile di famiglia, scopre un segreto di cui non era a conoscenza. Una paziente giovane e in fin di vita trova un’inaspettata speranza di proiettarsi nel futuro. Una donna ricorda un amore brevissimo e che tuttavia ha modificato per sempre il suo vivere.

L’autrice: Alice Munro, premio Nobel per la letteratura 2013, è la più importante autrice canadese contemporanea. È cresciuta a Wingham, Ontario. Ha pubblicato numerose raccolte di racconti e un romanzo. Fra i molti premi letterari ricevuti, per tre volte il Governor General’s Literary Award, il National Book Critics Circle Award, l’O. Henry Award e il Man Booker International Prize. I suoi racconti appaiono regolarmente sulle più prestigiose riviste letterarie. Dell’autrice Einaudi ha pubblicato Il sogno di mia madre (2001), Nemico, amico, amante… (2003), In fuga (2004), Il percorso dell’amore (2005), La vista da Castle Rock (2007 e 2009), Segreti svelati (2008), Le lune di Giove (2008), Troppa felicità (2011), Chi ti credi di essere? (2012), Danza delle ombre felici (2013), Uscirne vivi (2014) e Lasciarsi andare (2014).

Lo so, lo so, tutti coloro che hanno letto questo piccolo libro, digiuni o quasi di ogni nozione di fisica, lo hanno trovato semplice e piacevole ma io ho mantenuto qualche riserva. Sino alle prime quattro o cinque righe dove ho compreso quanto sarebbe stato piacevole l’approccio a questa materia per me pressoché sconosciuta. Si comprende immediatamente che Carlo Rovelli non è solo un fisico (e ricercatore, e scrittore) ma è anche un insegnante, di quelli capaci di incantare mentre spiegano la materia che amano, capaci di trasmettere con leggerezza, ironia e nitida passione anche concetti  ampi e  articolati.

Descrizione: «Ci sono frontiere, dove stiamo imparando, e brucia il nostro desiderio di sapere. Sono nelle profondità più minute del tessuto dello spazio, nelle origini del cosmo, nella natura del tempo, nel fato dei buchi neri, e nel funzionamento del nostro stesso pensiero. Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato». Tale è il presupposto di queste «brevi lezioni», che ci guidano, con ammirevole trasparenza, attraverso alcune tappe inevitabili della rivoluzione che ha scosso la fisica nel secolo XX e la scuote tuttora: a partire dalla teoria della relatività generale di Einstein e della meccanica quantistica fino alle questioni aperte sulla architettura del cosmo, sulle particelle elementari, sulla gravità quantistica, sulla natura del tempo e della mente.

L’autore: Carlo Rovelli è nato a Verona nel 1956 ed è un fisico co-fondatore della “loop quantum gravity” (teoria della gravità quantistica a loop). Con il suo libro “La realtà non è come ci appare” ha vinto il Premio Letterario Merck (2014) e il Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica per il libro (2015).

Autori, scienziati, musicisti, pittori citati nel libro:
Einstein, Kant,  Lev Landau, Newton, Laplace. Lev Landau, Faraday, Maxwell, Carl Friedrich Gauss, Bernhard Riemann, Max Planck, Darwin, Niels Bohr, Mendeleev, Werner Heisenberg, Anassimandro (610 a.C.), Parmenide, Pitagora, Aristotele, Dante, Copernico, Murray Gell-Mann, R. Feynman, Paul Dirac, Galileo e Keplero, Boltzmann, Michele Besso, Martin Heidegger, Roberto Calasso, Stephen Hawking, Giulio Tononi, Baruch Spinoza

Testi citati nel libro:

Argomenti trattati o citati:

  • Meccanica dei Quanti
  • Teoria della relatività
  • Campo elettromagnetico e onde radio
  • La curvatura di Riemann
  • I buchi neri
  • Legge di Planck
  • Il Big Bang
  • La radiazione cosmica di fondo
  • Stelle binarie
  • Salti quantici
  • Quarks, elettroni, gluoni e fotoni (particelle elementari)
  • Modello standard delle particelle elementari
  • Neutirini e bosone di Higgs
  • Materia oscura
  • Gravità quantistica e gravità quantistica “a loop”
  • Termodinamica
  • Termini “indicali” (qui, adesso…)

Citazioni

La forza che tiene incollati i quarks all’interno dei protoni e dei neuroni è generata da particelle che i fisici, con poco senso del ridicolo, chiamano gluoni, dall’inglese “glue”, colla. In italiano si tradurrebbe colloni, ma fortunatamente usano tutti il nome inglese.

L’immanifesto è molto più vasto del manifesto (R. Calasso)

Risorse esterne

Altri libri dello stesso autore

  • Fatti nostri, Bertani editore, 1977 – ISBN 978-88-89035-17-7
  • Che cos’è il tempo? Che cos’è lo spazio?, Di Renzo Editore, 2006 – ISBN 88-8323-082-5
  • Che cos’è la scienza. La rivoluzione di Anassimandro, Mondadori Università, 2011 – ISBN 978-88-6184-075-1
  • La realtà non è come ci appare – La struttura elementare delle cose, Raffaello Cortina Editore, 2014 – ISBN 978-88-6030-641-8
  • Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi, 2014 – ISBN 9788845929250
  • L’ordine del tempo, Adelphi, 2017, – ISBN 9788845931925

Che Jane Austen avesse un delizioso senso dell’umorismo è chiaro a chiunque abbia letto almeno una sua opera ma in questo volumetto, che raccoglie storie e bozze scritte tra il 1787 e il 1793 per deliziare la propria famiglia e ridere delle convenzioni dell’epoca, si coglie davvero tutta l’ironia di cui era capace. Una piccola perla da recuperare assolutamente per gli amanti della Austen da leggere in una pausa che lascia il sorriso sulle labbra.

Descrizione: “La bella Cassandra” (1788), che per ironia condivide il nome con la maggiore delle sorelle Austen, è una giovane donna che si lancia nel mondo per fare fortuna e la cui storia, convenzionale fino al parossismo, si trasforma in una parodia dei romanzi sentimentali e gotici molto apprezzati all’epoca.

L’autrice: Jane Austen, figlia di George Austen e di Cassandra Leigh, nacque a Steventon (a sud dell’Inghilterra) nel 1775 e morì a Winchester, per malattia, nel luglio del 1817, a soli 42 anni.
Penultima di otto figli, sei maschi e due femmine, Jane non lasciò mai la sua famiglia e morì nubile come la sorella Cassandra, alla quale era molto legata e che, dopo la sua morte, assieme ai suoi fratelli, distrusse gran parte delle lettere e delle carte private che le erano appartenute.

Sino a che punto ci si può spingere per seguire una persona sconosciuta, la propria e l’altrui follia mettendo in discussione valori, affetti e morale?
In “Ventiquattr’ore nella vita di una donna” Zweig ci trascina in un vortice di sentimenti, di imprevisti, atti coraggiosi e immense umane debolezze che cambieranno per sempre la vita della protagonista. Perché si può programmare anche la più spettacolare delle giornate ma non si può programmare l’istinto.

Sinossi: Primi anni Venti. Uno scandalo sconvolge la sonnolenta vita di un lussuoso hotel della Costa Azzurra: Madame Henriette, moglie e madre irreprensibile, fugge nottetempo con un giovane bellimbusto francese appena conosciuto. Subito, la tresca infiamma il pettegolezzo tra i villeggianti: unico a prendere le difese della donna è il narratore-protagonista. Colpita dall’accaduto, Mrs. C., una distinta gentildonna inglese, decide di confessare proprio a lui il suo più intimo e scandaloso segreto: il racconto delle ventiquattr’ore che trent’anni prima cambiarono per sempre la sua vita.

L’autore: Stefan Zweig, morto suicida in Brasile all’età di 61 anni, nacque nel 1881 a Vienna e fu scrittore, giornalista, biografo, e drammaturgo.

Citazioni

L’uomo in genere ha poca fantasia. Ciò che non lo interessa direttamente, che non arriva con insistente pungolo a penetrare fino ai suoi sensi, difficilmente lo smuove.

Solo individui freddi, molto equilibrati, hanno simili momenti, in cui la passione erompe subitanea come una valanga, terribile come un uragano: in quei momenti, anni interi di forze inutilizzate precipitano e si inabissano nelle profondità dell’animo

 

Il club delle lettere segrete mi ha ricordato, chissà poi perché, La tredicesima storia, della Setterfield. Eppure non ci sono molti punti in comune se non quello che per entrambe le storie si riesce vividamente a respirarne l’aria delle quali sono intrise: quella dei boschi, delle pietre, dei  piccoli paesi con le case calde e vissute e anche abbandonate. L’aria della pioggia e quella dei libri. E della poesia, che accomuna inconsapevolmente i personaggi che in questo libro si ritrovano, tra loro e in primo luogo con se  stessi. Ma soprattutto, questa storia parla di lettere e come attraverso esse si riesca a parlare davvero di tutto.

Sinossi: “È arrivato l’inverno a Porvenir, e ha portato con sé cattive notizie: per mancanza di lettere, l’ufficio postale sta per essere chiuso e il personale verrà trasferito altrove. Sms, mail e whatsapp hanno avuto la meglio persino in questo paesino arroccato tra le montagne.
Sara, l’unica postina della zona, è nata e cresciuta a Porvenir e passa molto tempo con la sua vicina Rosa, un’arzilla ottantenne che farebbe qualsiasi cosa per non separarsi da lei e risparmiarle un dispiacere. Ma cosa può inventarsi Rosa per evitare che la vita di una delle persone che le stanno più a cuore venga stravolta? Forse potrebbe scrivere una lettera che rimanda da ben sessant’anni e invitare la persona che la riceverà a fare altrettanto, scrivendo a sua volta a qualcuno.
Pian piano, quel piccolo gesto innescherà una catena epistolare che coinvolgerà una giovane poetessa decisa a fondare un book club nella biblioteca locale, una donna delle pulizie peruviana, una cuoca un po’ maldestra e tanti altri, rimettendo in moto il lavoro di Sara e creando non poco trambusto fra gli abitanti del piccolo borgo.
Perché – come ben sanno tutti quelli che provano un brivido di gioia ogni volta che ricevono posta a sorpresa e che affondano il naso nella carta per sentirne il profumo – una lettera tira l’altra, come un bacio. E può cambiare il mondo.”

L’autrice: Ángeles Doñate è una giornalista e scrittrice nata a Barcellona, dove ancora vive. Collabora con riviste e giornali ed è attiva nella comunicazione in ambito sociale, insegnando agli aduli come leggere e scrivere.

Autori e testi citati nel libro:

  • Fernando Pessoa, poeta, scrittore e aforista portoghese, 1888 – 1935
  • Lord Byron, poeta inglese, 1788 – 1824
  • Anton Čechov, scrittore, drammaturgo e medico russo 1860 – 1904
  • Dmitry V. Grigorovich, scrittore russo, 1822 – 1900
  • Pablo Neruda, Parral, poeta, diplomatico e politico cileno, 1904 – 1973
  • Gabriela Mistral, poetessa cilena, 1889 – 1957
  • Pedro Salinas y Serrano, poeta spagnolo, 1891 – 1951
  • Lawrence Durrell, scrittore e poeta britannico, 1912 – 1990
  • Victor Hugo, scrittore, poeta, drammaturgo e politico francese, 1802 – 1885
  • Nathaniel Hawthorne, scrittore statunitense, 1804 – 1864)
  • Virginia Woolf, scrittrice, saggista e attivista britannica, 1882- 1941
  • Jean-Jacques Rosseau, filosofo, scrittore e musicista svizzero, 1712- 1778
  • Mateo Aleman, scrittore spagnolo, 1547 – 1614
  • Aristotele, Cicerone, Petrarca, Quevedo
  • Cervantes, Cechov, Kafka, Louisa May Alcott, Borges
  • L’alternativa nomade. Lettere, Bruce Chatwin
  • La musica del caso, Paul Auster
  • La volontà, Azorin
  • Lettere a Milena – Kafka

Citazioni

Uno dei piaceri del leggere vecchie lettere è sapere che non occorre rispondere. Lord Byron.

Una mail non può contenere l’alone di una lacrima. José Saramago

Io sono ciò che voi leggete, questo stupido verso / un bastone di inchiostro su cui appoggio la paura. Belén Reyes

Scrivere una lettera è il modo migliore per arrivare ovunque senza muovere nient’altro che il cuore. Phyllis Theroux

Risorse
Intervista a Libreriamo

Altri libri della stessa autrice

  • Mi hijo se porta bien, Océano Ambar, 2007, ISBN 978-8475564937
  • Dios explicado a mi hijo Océano Ambar, 2007 ISBN 978-8475564579
  • ¿Quieres un consejo? Océano Ambar, 2008 ISBN 978-8475565057
  • El mensaje de las Damas del bosque, Océano Ambar, 2009 ISBN 978-8475566399
  • Cuando la cigüeña se pierde, Océano Ambar, 2010, ISBN 978-8475567327
  • Inspiraciones Con Tu Perro Océano Ambar, 2015, 978-8475564265
  • La posta del cuore della señorita Leo, Feltrinelli, 2018