Sete, di Amélie Nothomb

Sete di Amélie Nothomb

Sete

di Amélie Nothomb

Non penso che su questo libro, “Sete“, il mio primo della Nothomb (già già), scriverò molto di più di ciò che sto per dire, quindi sappiate che questo è un commento a caldo da profana dell’autrice (ma poi occorre davvero conoscere bene un autore per apprezzare appieno il libro numero enne della sua produzione? Non so).

Sete di Amelie Nothomb

Comunque, “Sete” è un memoir di Gesù. Sì, di lui lui, avete capito bene, Gesù in persona, in carne e ossa oserei dire. E la carne, l’idea di suo padre di creare un figlio “incarnato“, è uno dei perni attorno ai quali i pensieri di Gesù si srotolano durante la notte tra il verdetto di Pilato e la crocifissione del giorno dopo. Questa notte, dice lui, Gesù, non la trovate descritta da nessuna parte perché i suoi amici dei Vangeli hanno preferito così. Io mi fido.

Lo so, non sto usando un tono molto serio in questo mio commento per parlare di questo libro che riconosco essere qualcosa di più che un misto di provocazione e ammirazione verso la fede, verso il sacrificio, verso la morte e la semplicità dell’essere umani. Verso la solitudine dell’eletto. Ma del resto la Nothomb stessa usa un registro spesso ironico per affrontare certi temi alquanto noti:

“In trentatré anni di vita ho avuto modo di rendermene conto: il più grande successo di mio padre è l’incarnazione. Che un essere disincarnato abbia avuto l’idea di inventare il corpo è un colpo di genio senza pari. […] Gli esseri umani si lamentano, a ragione, delle imperfezioni del corpo. La spiegazione è evidente: quale valore può avere una casa disegnata da un architetto senza dimora? Eccelliamo solo nelle cose di cui abbiamo pratica quotidiana. Mio padre non ha mai avuto un corpo. Per essere un ignorante, trovo che se la sia cavata egregiamente.”

È un libro breve, cento pagine circa che scorrono veloci, che consiglio di leggere più per il modo in cui sono scritte che per le sensazioni che lasciano anche se l’intero libro è tutt’altro che privo di spunti di riflessione. Parola di atea. Un’ultima cosa: ho apprezzato molto la sua capacità di inserire all’interno di questo originale flusso di coscienza di un Gesù molto umano concetti che possono essere assolutamente decontestualizzati senza perdere alcun senso, anzi:

“L’inferno non esiste. I dannati sono quelli che trovano sempre qualcosa da ridire. Tutti ne abbiamo incontrato almeno uno nella vita: quello perennemente contrariato, l’insoddisfatto cronico, l’invitato a un sontuoso banchetto che nota solo la pietanza mancante. Perché dovrebbero privarsi della loro passione per le lamentele nel momento di morire? Hanno tutto il diritto di fallire la propria morte.”

Nota: tutto il ragionamento sul corpo, sull’essere incarnato, mi ha fatto venire in mente un altro libro “strano” edito sempre da Voland che è “Guasti“, di Giorgia Tribuiani.

Consigliato: sì

DESCRIZIONE

“Non lo ripeterò mai abbastanza: avere un corpo è quanto di più bello possa mai capitare.” Dopo il processo e il giudizio di Pilato, Gesù trascorre la sua ultima notte in cella, profondamente afflitto dalle incredibili testimonianze dei suoi miracolati. Nello spazio-tempo creato dalla penna di Amélie Nothomb prende vita questo romanzo in prima persona in cui la figura più universalmente nota al mondo occidentale, ma anche la più oscura, racconta di sé sulla soglia della propria morte. Ne viene fuori una preghiera urlata come un tributo alla vita, come un inno alla fragilità dell’umano, alla gioia del corpo, all’abbandono dei sensi, alla paura, alla sofferenza, alla compassione, a quella strana cosa che si chiama amore.


Scheda del libro

Sete di Amelie Nothomb

Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Editore: Voland
Collana: Amazzoni
Data uscita: 20/02/2020
Pagine: 109
ISBN: 9788862434027

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Dalla copertina…

Sete di Amélie Nothomb


Dettagli

Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Editore: Voland
Collana: Amazzoni
Data uscita: 20/02/2020
Pagine: 109
ISBN: 9788862434027

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L’autrice

Amélie Nothomb Amélie Nothomb
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Recensione del romanzo “Sete” di Amélie Nothomb, 23.03.2020.


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