Recensione: Whisky, una parola & una pala

Whisky, una parola & una pala

Di r. h. Sin

Sono perplessa. Sono sinceramente perplessa e nonostante io abbia passato diverso tempo riflettendo su cosa dire, su cosa scrivere, su come recensire questo testo collocato nella categoria “poesia”, ancora non so come esprimere al meglio il mio pensiero. Ma sono una persona che non demorde, quindi forza.

r.h. Sin, vero nome Reuben Holmes, ventisettenne statunitense, è diventato famoso in poco tempo grazie alle sue “poesie” e alla condivisione delle stesse su Instagram, che ha poi raccolto in diversi volumi autopubblicati (in America, perché qui da noi ci ha pensato Rizzoli in modo assolutamente disinteressato), tra cui anche “Whisky, una parola & una pala“, per l’appunto. La sua “carriera” è cominciata con il reportage scritto di una profonda delusione amorosa, evento estremamente raro – ne converrete – in età giovanile, sino ad evolversi per comunicare in versi la sua empatia e il suo sostegno verso tutte le donne che lottano per se stesse e contro l’uomo nero.

Versi tipo questi: 

“lui è stato il primo per te tu sei stata una delle tante mi fa male agli occhi vedere ragazze che donano tutto e ragazzi che non hanno nulla da offrire”

È poesia?

Ora, questo benedetto ragazzo Sin non è che faccia qualcosa di male, per carità. Anzi. Probabilmente lui scrive semplicemente quello che gli passa per la testa ascoltando il cuore e lo stomaco, senza passare dal via né dallo stile. I messaggi che vuole trasmettere non sono nemmeno aberranti (donna fatti valere, non buttarti via, uomo comportati bene) e i libri se li autopubblica. E io sono assolutamente a favore della libera pubblicazione di qualsivoglia testo, soprattutto se si tratta di selfpublishing. Voglio dire, esistono i terrapiattisti, potranno esistere anche questi libri, ci sta.

Il punto è che sono rimasta spiazzata. È corretto collocare testi come questo nella categoria “poesie”? E non è che sia stata l’amica della Katya a definirle tali, no. È stato il New Yorker. Il buon vecchio New Yorker ha consacrato questo autore “the feminist poet”.
Intendiamoci, ché non voglio passare per stantìa: io sono sempre molto entusiasta delle novità in campo letterario, testi creativi, progetti editoriali innovativi che sconvolgono le regole convenzionali. Nella letteratura cosi come nell’arte e non solo.

Quindi, per non spiazzare il lettore e metterlo invece nella condizione di apprezzare l’opera, è forse necessario creare nuovi e adeguati generi per testi che nascono in modi diversi dalla categoria madre a cui fanno riferimento? Per esempio: “Poesia per giovani“? “Poesia young adult?” Oppure “frasichepensoquandolamiafidanzatamilascia“?
Meglio stare al passo con i tempi che forzare un quadrato nel cerchio, mi dico.
Oppure ampliamo il significato delle categorie esistenti, adattiamole, ridefiniamone concetti e confini.

O forse invece sto sbagliando tutto e non c’è bisogno di etichettare alcunché poiché si tratta di una semplice evoluzione della letteratura?


Rating: / 5


Dettagli
Genere: Poesia
Editore: Rizzoli / Mondadori Electa
Collana: Illustrati. Varia di paperback
Data uscita: 27/02/2018
Pagine: 292
ISBN: 9788891817914
Listino: € 12,90
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Recensione del libro "Whisky, una parola & una pala", di r.h. Sin,
scritta da Katya Vettorello il giorno 08.05.2018

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