Recensione: Bunker diary

Bunker diary

di Kevin Brooks

Dunque, questo libro, Bunker diary di Kevin Brooks, vincitore della Carnegie Medal, è stato inserito nella categoria young adult. Per fortuna quando lo comprai mi dimenticai di questo particolare perché, prevenuta o meno io sia, avrei certamente sorvolato sull’acquisto. Ma caspita… caspita! Questo non è uno young adult.

È un libro che dall’inizio alla fine ti tiene attaccato alle pagine con delle catenelle sottili sottili fatte di angoscia e terrore, così fini che ti si attorcigliano attorno alla mente, stringendo piano piano pagina dopo pagina, inesorabilmente. E delle scene che no, no no no, non è assolutamente possibile, non-è-possibile che vada così.   Il protagonista, la voce narrante di questo romanzo, è un ragazzo di poco più di sedici anni che si sveglia, indovinate un po’, in un bunker. Un edificio antiatomico super sigillato che nemmeno nell’area 51. E già così ti viene un’ansia che cerchi Valium e VOV da accompagnare alla lettura.   Poi, poi, arriva altra gente lì sotto, nell’area. Non vi dico chi e come e quando. Ma a un certo punto sono circa in sei. Quasi nessuno fatto e finito, tutti con qualche piccolo problemino esistenziale che, per così dire, non renderà il soggiorno gradevole nemmeno al wc.   Iniziano i problemi, quelli primari, quelli secondari, quelli psicologici, fisici sociali. Umani. Molti, molti problemi. Da risolvere in poco più di duecento metri quadri (blindati, dicevamo). E ovviamente non vi dico nemmeno come finisce ma posso consigliarvi, a seconda della vostra indole, ti tenervi accanto o una mazza e un cuscino, oppure una scatola di fazzoletti. Oppure il Valium & VOV di prima. Vedete voi.   Bunker diary è un libro che fa male. Che ti denuda, ti fa arrabbiare, restare allibito e incredulo. Io penso che sia tutto, tranne che uno young adult.
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Recensione: Un pallido orizzonte di colline

Un pallido orizzonte di colline

di Kazuo Ishiguro

Tornassi indietro, leggerei questo piccolo libro piano piano, accompagnandolo con del matcha e magari qualche mochi. E invece è andata così, l’ho letto in un sorso, più lungo e saporito di quello di una tazza di tè, quello sì, rimasto caldo e avvolgente per tutto il tempo. Ma pur sempre in un sorso.

In questo primo romanzo del Nobel Ishiguro, Un pallido orizzonte di colline, è Etsuko che ci parla a mezzo di una scrittura nobile, calma e delicata. Ricordando la sua vita a Nagasaki, nel periodo della guerra, Etsuko corre con il pensiero a quella donna complessa, difficile e misteriosa che conobbe ai piedi di una collina e che assieme alla sua bambina, viveva precariamente sognando l’America, il cambiamento, la svolta. America che divide generazioni, ideali e linee temporali.        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Primo Levi

Primo Levi

di Matteo Mastragostino e Alessandro Ranghiasci

È stato commovente “vedere” Primo Levi ritratto in questo graphic novel, assieme al suo passato imponente e all’immenso coraggio, anche quello di non dimenticare. Schivo, introverso, egli raccoglie qui le forze, e ricordi, per offrire una testimonianza priva di commiserazione alle nuove generazioni.

Attraverso i testi di Mastragostino e la matita di Ranghiasci, Primo Levi racconta infatti ai ragazzi della vecchia scuola elementare la sua storia nel campo di Auschwitz e il suo ritorno a casa. I disegni sono in bianco e nero, il tratto è preciso ed è molto forte il contrasto nelle tavole, come la realtà e la speranza, il quotidiano e l’aspettativa. È un graphic novel faticoso, come si può immaginare. Ma è anche un testo curato nei minimi dettagli, delicato e rispettoso, una finestra che si apre con delicatezza sulla vita di Levi diventando un prezioso documento storico che, proprio per via del tipo di comunicazione, si presta anche un pubblico più giovane. Un ottimo modo per trasmettere informazioni impegnative in modo efficace, senza perdita di contenuti ma, anzi, con il valore aggiunto della scenografia.        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Il club degli uomini

Il club degli uomini

di Leonard Michaels

Sarò molto breve in questa recensione. Breve come questo libro, Il club degli uomini, di Leonard Michaels, che in poco più di cento pagine narra di un incontro serale tra sette uomini, quasi sconosciuti, che diventa rapidamente un delirio incontrollato. Breve perché dopo averlo letto tutto d’un fiato con indubbio interesse, dopo aver sorriso e curiosato nelle vite di questi sette uomini, in mano non mi è rimasto granché.

Certo, riconosco l’enorme capacità di Michaels di interessare il lettore, mi piace la sua scrittura pulita, sintetica, essenziale. E gli riconosco anche la capacità di saper fare un romanzo con comuni e quotidiani spunti.        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Come un giovane uomo

Come un giovane uomo

di Carlo Carabba

Esiste un modo consono, un modo logico, uno più o meno educato, di reagire quando si apprende la morte di una persona cara? E cosa ci succede, dentro, se inaspettatamente e quasi contro il nostro volere, non riusciamo a comportarci nel modo che gli usi, le consuetudini e la coscienza richiedono in queste circostanze? Per quanto tempo il senso di colpa può giudicarci?

Come un giovane uomo è un romanzo autobiografico nel quale Carlo Carabba, con l’uso di una scrittura estremamente ricca, rivive e analizza con lucida autocritica le sue reazioni alla notizia di un’amica entrata in coma. Una notizia che apprende lo stesso giorno in cui, dopo lunghi anni di attesa, finalmente a Roma cade di nuovo la neve. Giorno che per tale avvenimento soltanto avrebbe voluto ricordare ma che invece lo porta a fare scelte sulle quali non smetterà più di riflettere, di ritornare, di mettere in dubbio e rivalutare.        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Residenza Arcadia

Residenza Arcadia

di Daniel Cuello

Non è mia abitudine pubblicare il parere di un testo appena terminata la lettura, preferisco lasciar decantare emozioni, valutare reazioni. Ma questo graphic novel io ve lo voglio consigliare proprio così, a caldo, col cuore che batte ancora e gli occhi pieni della matita, e dei colori, di Daniel Cuello: Residenza Arcadia.

Tenero e crudo assieme, solennemente ironico, incavolato, vero, verissimo. Tante vite silenziose, tante vite spesse, solitarie “un microcosmo che pullula di emozioni taciute”, come riporta la quarta. Tante vite che ogni giorno affrontano il presente con grande passione e sospirano il futuro, non sapendo quanto ancora ne resta per loro. Esilaranti dinamiche di condominio si alternano a momenti malinconici, finestre su un passato che ancora si impone e che vuole essere ricordato, costi quel che costi, infrangendosi anche nel gap generazionale.
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Recensione: Il senso delle cose

Il senso delle cose

di Richard P. Feynman

Sono in dubbio, sapete? E credo che al Feynman de “Il senso delle cose” non spiacerebbe poi molto questo mio titubante inizio. Poiché è proprio il dubbio, l’incertezza, il fil rouge degli argomenti trattati in questo libro. In “Il senso delle cose” sono raccolti i testi di tre conferenze che il Premio Nobel per la fisica Richard P. Feynman tenne all’Università di Washington nel 1963 e durante le quali discusse della natura della scienza, del rapporto tra scienza e religione e del rapporto tra scienza e politica.

Scienza e certezza

Ma, dicevo, sono in dubbio su quale possa essere, a conti fatti, il mio giudizio globale su questo libro da cui mi aspettavo tanta buona scienza ma dove in realtà, di scienza, ce n’è ben poca. Ad ogni buon modo, ho amato ogni parte del testo nel quale Feynman spiega, con quel suo modo affabile e spontaneo, perché ritenga il dubbio l’approccio fondamentale per il progresso scientifico. Esorta fisici e scienziati a considerare l’incertezza non come un concetto da temere ma come una leva per migliorarsi. E ci ricorda come un tempo mettere in discussione una nozione ormai assodata fosse difficile ed oltremodo estremamente pericoloso.        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: The inverted forest – La foresta capovolta

The inverted forest

di Jerome David Salinger

“The inverted forest” (La foresta capovolta) è stato uno dei primi racconti, se non proprio il primo, che Salinger scrisse al suo rientro negli USA dopo la seconda guerra mondiale. il titolo si rifà probabilmente alla foresta di Hürtgen.

Fu pubblicato da Cosmopolitan in uno speciale inserto allegato al numero di dicembre 1947 e vedremo qualche riga più in giù come fu accolto dal pubblico del tempo.        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Io sono Una

Io sono Una

di Una

“La prima volta non si scorda mai”. Si dice così, giusto?

Certo che non si scorda mai. Soprattutto se a decidere quando deve essere, la tua prima volta, non sei tu. Allora non te la scordi proprio, anzi. La rivivi nella testa mille e mille volte convincendoti che forse doveva andare così o, al limite, che devi avere qualcosa che non quadra, perché alle altre persone, ti dici, a quelle perbene, mica succedono certe cose.        >> CONTINUA A LEGGERE