L’ultima volta che siamo stati bambini

L'ultima volta che siamo stati bambini

L’ultima volta che siamo stati bambini

di Fabio Bartolomei

Stavo pensando proprio settimana scorsa a quale lettura avrei potuto scegliere in vista del giorno della memoria. Ieri sera ho iniziato “L’ultima volta che siamo stati bambini“, il terzo che leggo di Fabio Bartolomei, preso a scatola chiusa dopo aver letto i primi due perché la scrittura di questo autore è proprio nelle mie corde. E ci trovo dentro proprio i fattacci in zona seconda guerra mondiale. Messi come sfondo però, come movente e come scusante, che provocano e definiscono ogni azione dei protagonisti: tre bambini sui dieci anni che partono per una missione. Nobile, la loro.

Si rifugiano nel quartier generale, dove occhi indiscreti possono vederli benissimo ora che il biancospino ha iniziato a perdere le foglie. Italo estrae dalla tasca il foglietto piegato in quattro, intorno a lui Cosimo e Vanda si agitano impazienti, nel silenzio più devoto. Lo mostra ancora chiuso, per godere di ogni vibrazione dei loro sguardi smaniosi. Finalmente lo apre.
“Questa non è una mappa, è un disegno” osserva Cosimo.
“Sei cieco? C’è il posto dove sta Riccardo e anche la strada per trovarlo, quindi è una mappa!”.
“Qual è la strada per trovarlo?” chiede Vanda.
“Come qual è. È questa qui, la ferrovia. Non lo vedete che i binari ci finiscono proprio dentro?”.

Una missione scatenata dai grandi, nemmeno a dirlo. Suggerita dalle quelle parole che gli adulti scelgono e utilizzano quando non sanno come spiegare le cose ai piccoli. E non è che non sanno spiegarle solo ai piccoli. È che con i piccoli i paroloni non funzionano e quindi certe faccende quasi perdono significato quando si cerca di dargliene uno semplice, uno senza scuse.

“Quando i tedeschi prendono un nemico e lo mettono su un treno, poi il treno che strada fa?”
“Che domanda è? I treni seguono sempre un binario”

E allora questi piccoli cercano di fare da sé, di capirci qualcosa da soli, rischiando botte e castighi. Pur di riuscire a capire che cosa non va, perché i conti non tornano. Teste in su a cercar risposte negli occhi dei genitori, dei parenti, e poi, se non funziona, magari nel cielo, subito sopra.

Fa paura lasciare la propria casa, eppure passo dopo passo Cosimo si distacca da quel turbamento, forte di una consapevolezza nuova. Non trova le parole giuste come farebbe Riccardo, però sente che è come se non fossero necessari i muri, porte e finestre. Anche tre amici insieme sono una casa.

L’ultima volta che siamo stati bambini” è un viaggio straziante, nella sua semplicità. Un pugno nello stomaco quando per leggerlo ci si inginocchia, a non superare gli ottanta centimetri, per vedere il mondo da lì. Per ricordarlo da lì.
Per non dimenticare, per l’appunto.

Consigliato: sì

Descrizione

Cosimo, Italo e Vanda sono bambini di appena dieci anni con i sogni, la voglia di scoprire il mondo e la spensieratezza dell’infanzia intrappolate dalla Seconda guerra mondiale. Mentre l’intera nazione vacilla, i tre, di fronte alla scomparsa di un amico, non hanno dubbi: devono partire per una missione di soccorso. La loro fuga darà il via a una seconda, disperata missione di soccorso, quella di una suora e di un militare in convalescenza che subito si mettono sulle loro tracce. La speranza di raggiungere i piccoli fuggiaschi in poche ore si dimostra fin dall’inizio un imperdonabile errore di calcolo. Equipaggiati con l’incoscienza che è patrimonio di ogni bambino, un’amicizia che diventa più forte di giorno in giorno e una misteriosa mappa, Cosimo, Italo e Vanda portano avanti con caparbietà la loro missione, tra avventure spericolate e voglia di libertà pagata a caro prezzo.

L'ultima volta che siamo stati bambini

Dettagli

Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Editore: e/o
Collana: Dal mondo
Data uscita: 07/11/2018
Pagine: 205
ISBN: 9788833570051

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