Recensione: Echi invisibili

Echi invisibili

Di Tony Sandoval e Grazia La Padula

Baltus è un uomo innamorato di Monica, sua moglie, la cui morte prematura lo fa piombare in un abisso di dolore al quale cerca di ribellarsi, del quale vuole, vorrebbe, liberarsi. E ci prova nella maniera che è nota a tutti: con la rabbia, l’incredulità, la negazione. Con l’isolamento anche. Trasferitosi infatti su una piccola isola, Baltus si trova a dover a gestire sia la sofferenza che la sua inaspettata capacità di percepire gli animi di chi lo circonda, di sentirne le emozioni.

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Recensione: La figlia del sarto

La figlia del sarto

Di Paolo Caponetto

Qui occorre proprio partire dalla fine. E non per rovinarvi la lettura, ci mancherebbe. Ma perché sarà proprio durante le ultime pagine di questo romanzo che vi cascherà la mandibola per terra. E poi dal soffitto, se non dal cielo o attraverso qualunque tetto, inizieranno a piovere sulla vostra testa molteplici puntini di domanda. E osservandoli scendere pian piano, leggeri, resterete lì immobili come pali, tappandovi la bocca mentre senza controllo ne esce ben chiara la vostra esclamazione preferita.

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Recensione: Destinatario sconosciuto

Destinatario sconosciuto

Di Kressmann Taylor

“Destinatario sconosciuto” è un breve romanzo epistolare rimasto pressoché sconosciuto per sessant’anni: dal 1938 quando Kressmann Taylor (il cui vero nome è Kathrine Taylor; Kressmann è il nome di battesimo del marito) lo vide pubblicato sulla rivista “Story” di New York sino al 1999 quando, tradotto in francese e trasposto nell’omonimo film di W. C. Menzies, divenne un best seller e conobbe la fama mondiale.

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Recensione: Afrodite bacia tutti

Afrodite bacia tutti

Di Stefania Signorelli

“Afrodite bacia tutti”, di Stefania Signorelli: è impossibile non leggere tutto d’un fiato questo prezioso, piccolo libro. Storia dopo storia, immagini e musiche di sottofondo che passano davanti agli occhi come nei teatrini di un tempo.

Iniziata la lettura, in men che non si dica ci troviamo a straziarci per Pandora e per il suo torturato essere, a storcere il naso davanti ai fattacci messi in opera da un Narciso tremendo ed egoista, a sorridere amorevolmente per l’ilare atteggiamento di Anchise e a sgridare infastiditi un saccente Teseo.         >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Watersnakes

Watersnakes

di Tony Sandoval

Forse qualcosa, o sarebbe meglio dire qualcuno, non è esattamente ciò che sembra in Watersnakes di Tony Sandoval, un graphic novel da incorniciare. O da esporre su un cavalletto, meglio.
Le protagoniste, Agnés e Mila, due fanciulle tutto pepe, vivono infatti un’esperienza onirica nella quale ossessioni, paure e desideri inconsci (ma non più così indicibili) si intrecciano con la quotidiana realtà a tal punto da farne emergere anche lati inquietanti che occorrerà saper gestire per non soccombere.

Non manca nulla in questa storia: c’è l’amore, il sogno, la morte, la battaglia e un’estate stanca, che arranca. E c’è anche il mare. Tanto mare. Mare ambiente, mare rifugio, mare salvezza. C’è una famiglia che si è arresa e qualcun altro che non lo ha mai fatto. C’è da darsi da fare e rimettere le cose a posto.        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Il mio romanzo viola profumato

Il mio romanzo viola profumato

di Ian McEwan

Lodato sia sempre il dono della sintesi (che io non posseggo).
In Il mio romanzo viola profumato“, Ian McEwan, autore di questo meraviglioso volumetto appena pubblicato da Einaudi in onore del suo settantesimo compleanno, ha fissato in poco più di venti pagine il crimine perfetto. Un crimine letterario, un elogio e una condanna dell’egocentrismo e del tradimento a favore dell’autocelebrazione.

Il mio romanzo viola profumato” è la storia di due scrittori che prima di ogni altra cosa sono due amici storici e che, nonostante tutto, lo resteranno sempre. Uno di loro due è mediocre e ambizioso (chi l’avrebbe detto) mentre l’altro è brillante ma umile, caratteristica questa che definirà i suoi comportamenti per tutta la vicenda, così come lo farà la disincantata meschinità del primo.        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Bunker diary

Bunker diary

di Kevin Brooks

Dunque, questo libro, Bunker diary di Kevin Brooks, vincitore della Carnegie Medal, è stato inserito nella categoria young adult. Per fortuna quando lo comprai mi dimenticai di questo particolare perché, prevenuta o meno io sia, avrei certamente sorvolato sull’acquisto. Ma caspita… caspita! Questo non è uno young adult.

È un libro che dall’inizio alla fine ti tiene attaccato alle pagine con delle catenelle sottili sottili fatte di angoscia e terrore, così fini che ti si attorcigliano attorno alla mente, stringendo piano piano pagina dopo pagina, inesorabilmente. E delle scene che no, no no no, non è assolutamente possibile, non-è-possibile che vada così.   Il protagonista, la voce narrante di questo romanzo, è un ragazzo di poco più di sedici anni che si sveglia, indovinate un po’, in un bunker. Un edificio antiatomico super sigillato che nemmeno nell’area 51. E già così ti viene un’ansia che cerchi Valium e VOV da accompagnare alla lettura.   Poi, poi, arriva altra gente lì sotto, nell’area. Non vi dico chi e come e quando. Ma a un certo punto sono circa in sei. Quasi nessuno fatto e finito, tutti con qualche piccolo problemino esistenziale che, per così dire, non renderà il soggiorno gradevole nemmeno al wc.   Iniziano i problemi, quelli primari, quelli secondari, quelli psicologici, fisici sociali. Umani. Molti, molti problemi. Da risolvere in poco più di duecento metri quadri (blindati, dicevamo). E ovviamente non vi dico nemmeno come finisce ma posso consigliarvi, a seconda della vostra indole, ti tenervi accanto o una mazza e un cuscino, oppure una scatola di fazzoletti. Oppure il Valium & VOV di prima. Vedete voi.   Bunker diary è un libro che fa male. Che ti denuda, ti fa arrabbiare, restare allibito e incredulo. Io penso che sia tutto, tranne che uno young adult.
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Recensione: Un pallido orizzonte di colline

Un pallido orizzonte di colline

di Kazuo Ishiguro

Tornassi indietro, leggerei questo piccolo libro piano piano, accompagnandolo con del matcha e magari qualche mochi. E invece è andata così, l’ho letto in un sorso, più lungo e saporito di quello di una tazza di tè, quello sì, rimasto caldo e avvolgente per tutto il tempo. Ma pur sempre in un sorso.

In questo primo romanzo del Nobel Ishiguro, Un pallido orizzonte di colline, è Etsuko che ci parla a mezzo di una scrittura nobile, calma e delicata. Ricordando la sua vita a Nagasaki, nel periodo della guerra, Etsuko corre con il pensiero a quella donna complessa, difficile e misteriosa che conobbe ai piedi di una collina e che assieme alla sua bambina, viveva precariamente sognando l’America, il cambiamento, la svolta. America che divide generazioni, ideali e linee temporali.        >> CONTINUA A LEGGERE