Recensione: Resto qui

Resto qui

Di Marco Balzano

Siamo in Trentino-Alto Adige, 1950 e Trina, maestra elementare, ripercorre e racconta a una figlia inconsapevole tutto ciò che è stata la sua vita, plasmata e diretta dagli eventi storici che hanno cambiato non solo le persone attorno a lei ma anche i luoghi in cui è cresciuta.

La spiazzante relazione madre-figlia ha dominio costante su tutta la vicenda, è un chiodo fisso, un pensiero ricorrente. Sia per il lettore che per Trina, la quale richiama alla mente particolari e dettagli sfumati di una tempo lontano, di un sogno sfrangiato, rubato o forse reciso, alternandoli a quelli vividi di un passato per nulla passato.        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: L’avversario

L’avversario

Di Emmanuel Carrère

Vi sentite tranquilli vero, lì dove siete ora, dico, a leggere queste righe? E in generale, dove vi sentite più tranquilli, dite, a casa? A casa, certo, tra gli oggetti che avete scelto, tra i visi che conoscete da una vita, al fianco della persona che amate. Quella persona, proprio quella e non un’altra.
Forse.

        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Il silenzio coprì le sue tracce

Il silenzio coprì le sue tracce

Di Matteo Caccia

Ne “Il silenzio coprì le sue tracce” di Matteo Caccia, è imponente la forza selvaggia della natura, degli alberi, delle montagne. Bastano poche pagine per trovarsi a camminare nei boschi, sentire sulle braccia il freddo pungente delle cime innevate.

        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: In Albis

In Albis

Di Nivangio Siovara

Credo sia capitato a chiunque, in famiglia, di dire quel “sì” che invece vorrebbe essere un “no”. Di fare una tal cosa in nome del dovere, senza provare realmente gioia nel farla. Compito mio, compito tuo, suo. Occorre farlo.
Nei tempi, mi raccomando.

“Giustificarsi con Scusi ma c’era traffico… è come dire Scusi il ritardo ma l’attrito dell’aria m’ha molto rallentato”        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: La figlia del sarto

La figlia del sarto

Di Paolo Caponetto

Qui occorre proprio partire dalla fine. E non per rovinarvi la lettura, ci mancherebbe. Ma perché sarà proprio durante le ultime pagine di questo romanzo che vi cascherà la mandibola per terra. E poi dal soffitto, se non dal cielo o attraverso qualunque tetto, inizieranno a piovere sulla vostra testa molteplici puntini di domanda. E osservandoli scendere pian piano, leggeri, resterete lì immobili come pali, tappandovi la bocca mentre senza controllo ne esce ben chiara la vostra esclamazione preferita.

        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Destinatario sconosciuto

Destinatario sconosciuto

Di Kressmann Taylor

“Destinatario sconosciuto” è un breve romanzo epistolare rimasto pressoché sconosciuto per sessant’anni: dal 1938 quando Kressmann Taylor (il cui vero nome è Kathrine Taylor; Kressmann è il nome di battesimo del marito) lo vide pubblicato sulla rivista “Story” di New York sino al 1999 quando, tradotto in francese e trasposto nell’omonimo film di W. C. Menzies, divenne un best seller e conobbe la fama mondiale.

        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Afrodite bacia tutti

Afrodite bacia tutti

Di Stefania Signorelli

“Afrodite bacia tutti”, di Stefania Signorelli: è impossibile non leggere tutto d’un fiato questo prezioso, piccolo libro. Storia dopo storia, immagini e musiche di sottofondo che passano davanti agli occhi come nei teatrini di un tempo.

Iniziata la lettura, in men che non si dica ci troviamo a straziarci per Pandora e per il suo torturato essere, a storcere il naso davanti ai fattacci messi in opera da un Narciso tremendo ed egoista, a sorridere amorevolmente per l’ilare atteggiamento di Anchise e a sgridare infastiditi un saccente Teseo.         >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Il mio romanzo viola profumato

Il mio romanzo viola profumato

di Ian McEwan

Lodato sia sempre il dono della sintesi (che io non posseggo).
In Il mio romanzo viola profumato“, Ian McEwan, autore di questo meraviglioso volumetto appena pubblicato da Einaudi in onore del suo settantesimo compleanno, ha fissato in poco più di venti pagine il crimine perfetto. Un crimine letterario, un elogio e una condanna dell’egocentrismo e del tradimento a favore dell’autocelebrazione.

Il mio romanzo viola profumato” è la storia di due scrittori che prima di ogni altra cosa sono due amici storici e che, nonostante tutto, lo resteranno sempre. Uno di loro due è mediocre e ambizioso (chi l’avrebbe detto) mentre l’altro è brillante ma umile, caratteristica questa che definirà i suoi comportamenti per tutta la vicenda, così come lo farà la disincantata meschinità del primo.        >> CONTINUA A LEGGERE

Recensione: Bunker diary

Bunker diary

di Kevin Brooks

Dunque, questo libro, Bunker diary di Kevin Brooks, vincitore della Carnegie Medal, è stato inserito nella categoria young adult. Per fortuna quando lo comprai mi dimenticai di questo particolare perché, prevenuta o meno io sia, avrei certamente sorvolato sull’acquisto. Ma caspita… caspita! Questo non è uno young adult.

È un libro che dall’inizio alla fine ti tiene attaccato alle pagine con delle catenelle sottili sottili fatte di angoscia e terrore, così fini che ti si attorcigliano attorno alla mente, stringendo piano piano pagina dopo pagina, inesorabilmente. E delle scene che no, no no no, non è assolutamente possibile, non-è-possibile che vada così.   Il protagonista, la voce narrante di questo romanzo, è un ragazzo di poco più di sedici anni che si sveglia, indovinate un po’, in un bunker. Un edificio antiatomico super sigillato che nemmeno nell’area 51. E già così ti viene un’ansia che cerchi Valium e VOV da accompagnare alla lettura.   Poi, poi, arriva altra gente lì sotto, nell’area. Non vi dico chi e come e quando. Ma a un certo punto sono circa in sei. Quasi nessuno fatto e finito, tutti con qualche piccolo problemino esistenziale che, per così dire, non renderà il soggiorno gradevole nemmeno al wc.   Iniziano i problemi, quelli primari, quelli secondari, quelli psicologici, fisici sociali. Umani. Molti, molti problemi. Da risolvere in poco più di duecento metri quadri (blindati, dicevamo). E ovviamente non vi dico nemmeno come finisce ma posso consigliarvi, a seconda della vostra indole, ti tenervi accanto o una mazza e un cuscino, oppure una scatola di fazzoletti. Oppure il Valium & VOV di prima. Vedete voi.   Bunker diary è un libro che fa male. Che ti denuda, ti fa arrabbiare, restare allibito e incredulo. Io penso che sia tutto, tranne che uno young adult.
Rating

/ 5        >> CONTINUA A LEGGERE